HWANG JUNG-MIN

Nome in coreano:

황정민

Professione:

Attore

Data di nascita:

01/09/1970

Genere:

Uomo

Biografia

Hwang Jung min, nato nel 1970, si è laureato in recitazione al Seoul Institute of the Arts. Ottiene il primo ruolo in “The General’s Son” di Im Kwon-taek (1990) e 4 anni dopo entra nell’Hakchon Theater. Nonostante i successi al cinema, non abbandonerà mai il teatro. Dopo un altro piccolo ruolo nel film “Shiri”, prende parte a “Waikiki Brothers” di Yim Sun-rye. Dopo una serie di memorabili interpretazioni in “Road Movie”, “A Bittersweet Life” e “A Good Lawyer’s Wife”, il pubblico e la critica iniziano a vedere in lui uno degli attori emergenti più promettenti. Con “You Are My Sunshine” affronta il primo ruolo da protagonista in un melodramma. Nel 2014 “Ode to My Father” diventata il secondo film coreano con il maggior incasso nella storia e lo stesso anno il thriller d’azione “Veteran” di Ryoo Seung-wan registra 13 milioni di presenze. Quasi tutti i suoi film, da allora, hanno ottenuto numeri impressionanti come il dramma alpinistico “The Himalayas”. “The Wailing” di Na Hong-jin gli ha permesso di avere un riconoscimento internazionale al Festival di Cannes. Hwang ha poi interpretato il ruolo di una spia nell’acclamato “The Spy Gone North” (2017). Nell’ultimo anno, oltre ad aver preso parte al sequel di “Veteran”, “I, the Executioner”, ha vinto come miglior attore protagonista sia ai Baeksang Arts Awards che ai Blue Dragon Film Awards per la sua interpretazione del Generale Chun Doo-gwang in “12.12: The Day”.

I, the Executioner (2024), Mission: Cross (2023), Kill Boksoon (2023), Narco Saints (2022), 12.12: The Day (2022), Hunt (2022), Hostage: Missing Celebrity (2021), The Point Men (2023), Deliver Us From Evil (2020), The Battleship Island (2017), The Spy Gone North (2017), Asura: The City of Madness (2016), The Himalayas (2015), The Wailing (2016), A Violent Prosecutor (2015), Veteran (2014), Ode to My Father (2014), Man in Love (2014),In My End Is My Beginning (2013), Fists of Legend (2012), Dancing Queen (2012), New World (2013), Battlefield Heroes (2011), Moby Dick (2011), The Unjust (2010), Blades of Blood (2010), Five Senses of Eros (2009), Private Eye (2009), A Man Who Was Superman (2008), Black House (2007), Happiness (2007), Bloody Tie (2006), All for Love (2005), Heaven’s Soldiers (2005), You Are My Sunshine (2005), A Bittersweet Life (2005), This Charming Girl (2004), The Wolf Returns (2004), A Good Lawyer’s Wife (2003), Twentidentity (2003), Road Movie (2002), YMCA Baseball Team (2002), The She (2001), Waikiki Brothers (2001), Swiri (1999)

Presentazione Critica

«Tutto quello che ho fatto è stato aggiungere un cucchiaio a una tavola che era già stata preparata da altri.» Con questa affermazione, che dà la misura non solo della gratitudine di un attore al suo primo riconoscimento, ma anche della consapevolezza di essere parte di una collettività nella realizzazione di un film, Hwang Jung-min nel 2005 accolse il Blue Dragon Award come miglior attore protagonista per “You Are My Sunshine”. Da quel momento la sua carriera decollerà sino a renderlo uno dei volti più amati del cinema coreano. Facendo un passo indietro, arrivare a questo punto per Hwang Jung min non è stato semplice. Con un volto buono e una fisicità imponente, l’affermazione passa per una serie di ruoli legati dal filo conduttore di una grande tenacia che ha spesso sfidato le convenzioni. “You Are My Sunshine” arriva infatti dopo due ruoli complessi, come quello del senzatetto omosessuale di “Road Movie” e dell’avvocato donnaiolo e superficiale in “A Good Lawyer’s Wife”. È da allora che inizia un periodo che potremmo definire “sperimentale”, in cui Hwang Jung-min costruisce la sua solida reputazione alternando generi e mostrandosi sempre, non solo all’altezza, ma anche elemento trainante delle varie pellicole che lo vedono coinvolto. Ne sono un esempio “Dancing Queen” e “New World”. Prima di proseguire nel ripercorrere la carriera cinematografica di questo poliedrico interprete, che avrà un picco di popolarità incredibile nel 2014 con “Ode to My Father”, è bene soffermarsi sulla sua devozione verso il palcoscenico. La passione per il teatro è viscerale per Hwang Jung-min. Comincia al liceo come attore e prosegue all’università ricoprendo tutti i ruoli che gli si presentano e non solo sul palco, ma anche dietro le quinte come scenografo e macchinista. Si misura anche col musical, portando in scena “Jesus Christ Superstar” e “Cats” di Andrew Lloyd Webber, “Tommy” di Peter Townshend e “Nine” ispirato alla vita di Federico Fellini. Ma sono i classici il banco di prova preferito: Macbeth, Edipo, Riccardo III. Quest’ultimo, il più terribile e complesso dei villain shakaespeariani, sembra essere di ispirazione a Hwang Jung-min per i personaggi più crudeli e istrionici interpretati al cinema. Dal 2015 al 2018 si susseguono ruoli di rilievo in thriller d’autore come “Veteran” che segna l’inizio della collaborazione col regista Ryoo Seung-wan, “Asura: The City of Madness” (2016) e “The Wailing” (2016) che, terza regia dell’autore di culto Na Hong-jin presentata al Festival di Cannes nella sezione Midnight Screening, rappresenta l’occasione per esplorare l’insolito ruolo di uno sciamano, attraente e ambiguo, in un sofisticato horror rurale dove convergono credenza e superstizione. L’anno successivo l’attore partecipa, come protagonista assoluto, a un progetto nel quale può nuovamente dare prova della varietà di toni e registri che è in grado di impersonare. “The Spy Gone North” di Yoon Jong-bin, anch’esso presentato a Cannes, vede Hwang Jung-min impersonare una spia talmente abile da riuscire ad avvicinarsi al leader nordcoreano. L’essere, ad un tempo, ansioso, sfacciato, umile, e coraggioso, come richiesto da un personaggio che già interpreta per necessità un ruolo altro da sé, ha reso il film una pietra miliare nella maturità dell’attore. Nel 2023 “12.12: The Day”, diretto da Kim Sung-su, thriller politico che ripercorre la storia recente della Corea del Sud, vede una partecipazione da protagonista di Hwang Jung-min che altera i propri connotati per calarsi nel ruolo del Generale Chun Doo-gwang. Come già successo per “Asura: The City of Madness”, il regista Kim Sung-su ne coglie il lato più oscuro per creare un personaggio lucido e implacabile, un moderno Riccardo III appunto. Per bilanciare lo sforzo di calarsi nella cieca sete di potere di un futuro dittatore, quest’anno Hwang Jung-min è tornato a vestire i panni dell’adorabile antieroe Detective Seo Do-cheol nel sequel di “Veteran” “I, the Executioner”. L’imprevedibilità sembra essere la costante anche nella seconda parte della vita artistica di questo gigante della cinematografia coreana che, quest’anno per “12.12: The Day”, si è aggiudicato il premio come miglior attore protagonista sia per Baeksang Arts Awards che per i Blue Dragon Film Awards.

- Caterina Liverani